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Oggi parleremo di virus influenzali, ma per capire di cosa stiamo parlando, occorre fare un passo indietro.

Cos’è un virus?

Un virus è un’entità composta di una parte proteica, “lo scheletro esterno”, e una parte di acido nucleico, ”la parte interna”. Un virus, inoltre, non è un essere vivente, è infatti incapace di nutrirsi e per riprodursi deve necessariamente infettare una cellula.

I Virus si distinguono in virus a DNA e RNA, e questa differenza si riflette ovviamente su come il virus attaccherà le cellule e come le sfrutterà per riprodursi.

Cos’è un virus influenzale?

Un virus influenzale è un virus capace di dare la cosiddetta malattia respiratoria acuta, e fa’ parte della famiglia degli orthomixovirus. Questi sono virus a RNA e vengono classificati in tre tipi (sierotipi) principali: A.B,C. I virus dell’influenza A hanno il maggior spettro infettivo dei tre sierotipi, i virus dell’influenza B infettano solo l’uomo e quelli dell’influenza C uomini e suini.

Com’è fatto un virus influenzale?

Un virus influenzale consta di tre elementi: i primi due, emoagglutinina (H) e neuraminidasi(N), costituiscono le “zone di attracco” della membrana esterna del virus per attaccare le cellule, mentre il terzo elemento è il genoma virale, tipicamente molto segmentato  e quindi molto variabile.

Perché i virus influenzali sono classificati con codici?

I virus influenzali sono classificati con codici per avere immediatamente informazioni sulla loro struttura, i sottotipi di emaglutinine (H1,H2,H3) e di neuraminidasi (N1,N2) sono discriminanti utilizzate per identificare i virus delle infezioni umane.

Perché i virus influenzali possono passare dall’animale all’uomo?

I virus umani e animali hanno tipicamente “bersagli” chimici diversi, infatti il recettore del virus influenzale umano (acido sialico alfa 2,6 galattosio) si trova nelle alte vie aeree. Nel caso in cui quindi il virus influenzale aviario, che ha come recettore l’acido sialico alfa 2,3 galattosio, entri in contatto con la mucosa nasale e orale (quindi alte vie aeree), non ci sarà la possibilità del contagio. Nel caso però  in cui il virus riesca ad arrivare ai polmoni, troverà questi recettori specifici espressi con quelli umani e potrà annidarsi in queste cellule.

Come si diffonde?

Il virus influenzale si diffonde tipicamente con goccioline.

come si manifesta?

I virus influenzali hanno tropismo (si trovano bene), nella mucosa nasale e nel tratto respiratorio. La prima manifestazione, quindi, è evidente con la morte delle cellule della mucosa ed il rilascio del contenuto acquoso cellulare (naso che cola). L’infezione virale comporta una infiammazione che compromette le risposte “dell’ospite”, ciò può comportare una superinfezione batterica. Le manifestazioni cliniche sono quindi le seguenti: 2 giorni di incubazione, insorgenza rapida con dolore ai muscoli, febbre, mal di testa. In 12 ore si raggiunge la massima gravità, con introduzione a volte di tosse secca e dopo 5 giorni si ha un miglioramento, con fine della malattia in una settimana. L’affaticamento può perdurare tuttavia per 2-6 settimane. La complicazione più comune è, come detto prima, la superinfezione batterica. Un’ulteriore complicanza può derivare da una patologia sottostante con scompenso cardiocircolatorio o alla progressione rapida diretta che porta ad una polmonite virale con conseguente morte per asfissiamento.

Trattamento.

I due approcci sono cura dei sintomi e prevenzione di potenziali complicazioni. Una profilassi antibatterica NON  è stata dimostrata essere di utilità per diminuire l’incidenza delle superinfezioni. La cura dei sintomi viene fatta con adeguata assunzione di liquidi e uso PRUDENTE di analgesici e antipirici per ridurre dolore e febbre.

Prevenzione.

La prevenzione migliore rimane l’uso di vaccini virali uccisi, il cui unico problema è legato alla variabilità genetica del virus.

Grazie della lettura, al prossimo articolo!

 

Fonti Sherris: Microbiologia Medica, pagine da 172 a 182.

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