Basta guardarsi attorno in ufficio, in una sala d’aspetto o in una stazione per notare nelle persone movimenti continui e apparentemente incontrollati, ripetuti forse per noia, forse per irrequietezza. C’è chi muove su e giù la gamba con nervosismo, chi morde il tappo della propria penna, che si arriccia una ciocca di capelli. La maggior parte delle persone sembra non accorgersene nemmeno. D’altronde quasi nessuno è esente da questo comportamento: chi non ha mai scarabocchiato su un foglio durante una telefonata o giocato con le proprie chiavi tra le mani prima di rientrare a casa?

I cosiddetti oggetti “anti-stress” (in inglese “Fidget widgets” da “fidgeting”: agitarsi di continuo) sfruttano lo stesso principio: più ci agitiamo, più sembriamo calmarci. Da qui il successo della classica pallina da stringere tra le mani e della molla giocattolo, fino ad arrivare al “fidget spinner”, una sorta di trottola con un corpo centrale e delle alette girevoli attorno, la cui moda è esplosa recentemente negli USA e nel Regno Unito.

Proprio quest’ultimo è stato al centro di particolare attenzione e scalpore. Da un lato, infatti, il suo utilizzo sembra portare beneficio agli individui affetti da ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività), ansia e potenzialmente autismo; dall’altro lato diverse scuole ne hanno bandito l’impiego in quanto fonte di distrazione per i bambini durante le lezioni. Per finire non si può non citare la particolare storia dell’inventrice del fidget spinner: Catherine Hettinger. La Hettinger racconta in un’intervista al The Guardian di aver ideato il giocattolo in una “orribile estate” del 1990 in cui doveva badare alla figlia Sara pur soffrendo di Miastenia Gravis (malattia neuromuscolare autoimmune che causa debolezza muscolare e affaticabilità):

Non potevo raccogliere i suoi giochi o giocare con lei più di tanto, così cominciai  a mettere insieme pezzi di giornale e a fissarli poi con del nastro adesivo ad altre cose. Non era realmente come costruire un prototipo, era un accenno di qualcosa, lei cominciò a giocarci in modi diversi, poi io l’ho riformulato.”

Tuttavia Catherine Hettinger tuttora non ha alcun ricavo dalla sua invenzione non avendo potuto permettersi i 400$ del rinnovo del brevetto nel 2005, dopo averlo mantenuto per otto anni senza grande successo.

Ma perché tendiamo ad agitarci in questo modo e perché alcune persone lo fanno più di altre? Ci sono diverse teorie che tentano di dare spiegazione all’origine di questo comportamento e che ne indagano gli scopi:

Regolare l’attenzione

Da un lato questo continuo agitarsi è spesso motivo di distrazione per noi stessi, infatti tipicamente se siamo impegnati a mangiarci le unghie o a far andare su e giù la matita tendiamo a portare a termine il compito che stiamo eseguendo in maniera peggiore o più lentamente. In questo caso questo atteggiamento costituirebbe un problema per la memoria e la comprensione. Inoltre generalmente chi tende a compiere questo genere di movimenti è anche chi è più spesso portato a fantasticare e perdersi nei suoi pensieri, tipico il caso del ragazzo che a lezione scarabocchia sul quaderno.

Allo stesso tempo però questi movimenti sembrerebbero essere la soluzione al problema. Infatti questo tipo di azioni sembrerebbe riportare in un certo senso la nostra attenzione e energia ad un livello tale da permettere alla nostra mente di focalizzarci meglio sul compito che stiamo eseguendo. Sarebbe insomma una sorta di tentativo del nostro corpo di ricondurci sulla giusta via, un meccanismo di autoregolazione per far incrementare o diminuire i nostri livelli di attenzione sulla base della richiesta.

A supporto di questa teoria, alcuni studi condotti su persone al telefono hanno riportato che coloro ai quali era stato permesso di scarabocchiare durante la conversazione telefonica avevano poi ricordato più dettagli di coloro a cui non era stato permesso. Inoltre individui affetti da ADHD riescono ad eseguire meglio alcuni compiti cognitivi mentre sono impegnati in alcuni movimenti spontanei del corpo, cosa che non è stata osservata invece nei bambini non affetti da tale disturbo.

Mantenere il peso corporeo

Le scienze biologiche dipingono un panorama differente, suggerendo che questi movimenti inconsci e continui siano una risposta programmata per mantenere il peso corporeo.

Questa teoria è stata sostenuta da uno studio pubblicato su Science nel 2000: sono stati selezionati dei volontari con un peso corporeo nella norma ed è stato chiesto loro di assumere 1000 calorie in più al giorno per un periodo di otto settimane. In effetti l’aumento delle calorie e conseguente aumento del peso corporeo era connesso a un grande aumento di questi movimenti spontanei, a una modificazione della postura e della tensione dei muscoli. Nonostante ovviamente i volontari alla fine dello studio avessero aumentato il proprio peso corporeo, quelli che avevano eseguito un numero maggiore di questi movimenti spontanei erano ingrassati in maniera minore. Un altro studio condotto su 12.000 donne con uno stile di vita sedentario per 12 anni ha dimostrato che alti livelli di questi movimenti erano connessi a una mortalità minore.

In effetti sebbene si tratti di movimenti molto piccoli, sembra che questi siano sufficienti ad aumentare le calorie bruciate del 29% se seduti e del 38% se in piedi, rispetto a coloro che tendono a stare completamente fermi.

Alleviare lo stress

Un’altra spiegazione è che questi movimenti siano dovuti ad un meccanismo comportamentale di controllo dello stress.

Uno studio condotto su un gruppo di uomini messi in condizione di stress (dover eseguire un esercizio di aritmetica e doverlo spiegare ad alta voce di fronte a un gruppo di estranei) ha dimostrato che chi era maggiormente ansioso durante una situazione di stress tendeva a compiere un numero maggiore di movimenti (toccarsi la faccia, grattarsi la testa…); tuttavia gli stessi che li avevano compiuti alla fine dell’esperienza riferivano un livello di stress inferiore agli altri, come se proprio quegli atteggiamenti ne avessero ridotto l’agitazione durante lo svolgimento del compito. Si è inoltre dimostrato che questo genere di atteggiamenti si verificano con una frequenza doppia negli uomini rispetto alle donne.

Bisogna inoltre considerare che anche la noia sembra essere connessa ad un innalzamento dei livello inconsci di stress, quindi proprio questo genere di atteggiamenti tipici delle situazioni in cui ci sentiamo annoiati o in cui dobbiamo mantenere l’attenzione per diverse ore (es. assistendo ad una conferenza) ci aiuterebbero a stare meglio.

Probabilmente la spiegazione all’origine e allo scopo di questo comportamento non è univoca, potrebbe consistere in un meccanismo inconscio di autoregolazione che varia a seconda di quello che richiede la situazione: regolare l’attenzione, mantenere il peso, alleviare lo stress.

Tuttavia nonostante questi atteggiamenti sembrino apportare diversi benefici, spesso sono vissuti da chi ci sta attorno come segnali di noia, frustrazione o mancanza di attenzione oltre a costituire talvolta una vera fonte di distrazione per gli altri.

 

The Scientist’s Diary è da sempre a favore della cultura medica-scientifica.

Ecco le nostre Fonti per questo articolo:

The surprising science of fidgeting”, Harriet Dempsey-Jones, The Conversation, 24 Maggio 2017

Per leggere l’articolo originale e saperne di più riguardo all’autrice: https://theconversation.com/the-surprising-science-of-fidgeting-77525

Citato anche in NeuroscienceNews: The Conversation “The Surprising Science of Fidgeting.” NeuroscienceNews, 24 Maggio 2017.

http://neurosciencenews.com/fidgeting-neuroscience-6763/

Per saperne di più riguardo al “fidget spinner”:

Che cos’è il fidget spinner e perché i vostri figli ne saranno ossessionati”, La Stampa, 06 Maggio 2017

http://www.lastampa.it/2017/05/06/multimedia/societa/mamme/che-cos-il-fidget-spinner-e-perch-tra-poco-i-vostri-figli-lo-vorranno-Ziwu6mBpqAFWWW40mctGAM/pagina.html

L’intervista all’inventrice del fidget spinner:

“As fidget spinner craze goes global, its inventor struggles to make ends meet”, The Guardian, 03 Maggio 2017

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2017/may/03/fidget-spinner-inventor-patent-catherine-hettinger

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