Il termine Chlamydia risale al 60 d.C. e venne scoperto e inventato da Dioscoride Pedanio un noto medico che esercitò la sua professione a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone. In particolare descrisse un’infezione all’occhio che era caratterizzata da rossore, granulazione, bruciore che portava fino alla cecità tanto da chiamarla tracoma ( dal greco τράχωμα = tráchōma che vuol dire aspro, ruvido). In principio si pensava che la causa principale di questa infezione fosse provocata da insetti autoctoni dei paesi conquistati dai romani, ma si scoprì che questa antica malattia dell’occhio  era stata già descritta nei papiri di Ebers, in Egitto più di 3800 anni fa. La chlamydia continuò a progredire con il passare dei secoli, tanto che i ricercatori riuscirono ad individuare altre specie capaci di procurare diverse infezioni. Negli anni a seguire si scoprì che erano dei parassiti intracellulari obbligati e per questo motivo negli anni ’40  vennero considerate dei virus. Ipotesi errata in quanto dopo pochi anni riuscirono ad individuare le analogie con i batteri:  le chlamydie come  batteri possiedono sia RNA e DNA; si moltiplicano per scissione binaria, diversamente dai virus; la loro parete cellulare è costituita da peptidoglicano contenente acido muramico tipica dei batteri; possiedono ribosomi; hanno diversi enzimi metabolicamente attivi come la liberazione di CO2 dal glucosio; la loro crescita può essere inibita da molti farmaci antimicrobici.

Oggi la Chlamydia  è classificata come batterio, con la differenza che a dispetto del classico batterio ha la capacità di replicarsi all’interno della cellula ospite, per questo motivo chiamato parassita obbligato intracellulare Gram negativo.  Nell’uomo vi fanno parte tre specie: trachomatis, pneumoniae e psittaci (trasmissione da parte degli uccelli all’uomo); quest’ultime causa di polmoniti .  La Chlamydia trachomatis oltre ad essere causa di infiammazione oculare è anche portatrice di patologie veneree. Essa è costituita da due biotipi che a loro volta vengono divisi in vari sierotipi che provocano delle specifiche patologie: il sierotipo A-C causa il tracoma,  il sierotipo D-K causa uretriti non gonococciche, cerviciti muco-purulente e congiuntiviti da inclusi e in fine i sierotipi L1-L3 causa il linfogranuloma venereo (LGV).  LGV è una malattia sessualmente trasmissibile che porta a delle microulcere o papule non dolenti nelle regioni dei genitali e quando quest’ultime tendono a sparire subito dopo si riscontra un’adenopatia inguinale ( infiammazione infettiva dei linfonodi), queste possono provocare sintomi sistemici marcati comprendenti febbre, cefalea, congiuntivite; In casi sporadici artrite, pericardite e meningite e se non trattati con farmaci antimicrobici il processo infiammatorio cronico progredisce verso la fibrosi,ostruzione linfatica o stenosi rettale  . Il tracoma è un’infiammazione delle palpebre con un aumento della vascolarizzazione della congiuntiva corneale la quale poi si cicatrizza fino a portare alla cecità.  Per quanto riguarda la patologia si può dire che fa parte delle malattie neonatali più comuni, provocate dal contatto del neonato con le secrezioni cervicali infette della madre durante il parto. La particolarità di queste infezioni è che la maggior parte delle volte il portatore risulta asintomatico e per questo costituisce un trasmettitore non individuabile e pericoloso.

Come si è capito la vera e propria causa della trasmissione della Chlamydia trachomatis è sessuale e causa delle patologie ad entrambi i sessi. Nella donna provoca principalmente cerviciti, salpingiti e sindromi uretrali; nell’uomo uretriti ed epididimiti. Con la presenza dei sierotipi abbiamo le patologie citate in precedenza.  E’ preoccupante notare come i casi di Chlamydia siano aumentati negli ultimi anni.  Secondo ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) i casi di chlamydia in Europa sono aumentati esponenzialmente dal 2004 . I dati forniti sono stati prelevati da 26 paesi Europei e che ha permesso di identificare  384 555 casi di infetti. I più contagiati  fanno parte della fascia di età tra i 15-24 anni, in particolare nella sottoclasse dei 20-24 anni si è riscontrata un’incidenza di 1 717 casi su 100 000 abitanti. La causa di questo aumento notevole è provocato dal fatto che per una parte di infetti, l’infezione è asintomatica. Anche negli Stati Uniti si è notato un preoccupante aumento, nel 2015 sono stati contati un totale di 1 526 658  di infetti accertati nei 50 stati americani e nel distretto della Colombia.

Ma come agisce la Chlamydia?

Essendo un parassita intracellulare obbligato sappiamo che è in grado di crescere nella cellula ospite ( nella maggior parte dei casi eucariote) tutto grazie al ciclo replicativo. La Chlamydia si presenta in due forme: una forma di piccole dimensioni molto resistente chiamato corpo cellulare CE ed una di forma più grande, labile ed intracellulare chiamato corpo reticolare CR. Il ciclo replicativo inizia con l’adesione del corpo cellulare con il recettore della cellula ospite per poi riuscire a penetrare essa attraverso il meccanismo di endocitosi, qui si ha una conversione del corpo cellulare in corpo reticolare. Nelle 24-72 ore il corpo reticolare si riorganizza e si condensa in corpi cellulari multipli. Inoltre per far completare il ciclo replicativo la Chlamydia trachomatis riesce ad inibire l’apoptosi ( morte programmata della cellula) delle cellule ospiti.  Attraverso questa replicazione può esserci l’infezione, la quale infatti risulta clinicamente osservabile sul paziente dopo una settimana dal contagio.

L’infezione provocata dalla Chlamydia non conferisce immunità contro le reinfezioni. Si è però notato che le immunoglobuline A (IgA sono degli anticorpi coinvolti nella risposta immunitaria,sintetizzate dai linfociti B) possono conferire una parziale immunità nella reinfezione nel tratto genitale , ma di lieve durata in quanto gli anticorpi e i linfociti CD4+ di tipo Th1 agiscono solo nella sede per ridurre l’infezione acuta.

Per individuare questo tipo di infezione vi sono molti test qualificati, ricordiamo le LCR e PCR che sono le più usate in quanto molto sensibili e anche facili da utilizzare. Il campione che viene preso in esame è l’urina invece che tamponi cervicali ed uretrali.

I trattamenti per la Chlamydia sono specifici per il tipo di infezione che essa può provocare: per le donne in gravidanza viene data eritromicina, per LGV doxciclina ed ezitromicina per le altre patologie. La durata del trattamento varia in base all’infezione,ma bisogna astenersi da rapporti sessuali durante il trattamento per evitare reinfezioni o trasmissione dell’infezione al partner.

La profilassi per la congiuntivite neonatale è la eritromicina o nitrato d’argento, ma essa risulta poco efficace; per questo solitamente si deve intervenire chirurgicamente.

Non essendoci vaccini adatti per prevenire l’infezione, l’unico rimedio sicuro è l’uso del preservativo.

 

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Ecco le nostre Fonti per questo articolo:

Sherris Microbiologia medica, Favalli Landolfo Oliva (…), ed. italiana, EMSI, 2013

Microbiologia Medica   Ernest Jawetz, Joseph L. Melnick, Edward A. Adelberg, ed Piccin, 2011

www.cdc.gov

www.gov.uk

www.epicentro.iss.it

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