Quando parliamo di morbillo, il primo pensiero che ci viene è di noi bambini pieni di macchie su tutto il corpo, febbre e sdraiati nel letto.  Effettivamente negli ultimi decenni questa situazione si è verificata molto frequentemente, portandoci a paragonare questa malattia ad un banale raffreddore. Questo pensiero sbagliato, spesso, ha comportato un calo di vaccinazioni, dato da propagande fuorvianti e per la maggior parte delle volte con nessuna base scientifica. Perciò la situazione si è aggravata con l’aumento di casi di morbillo. Molti esponenti del mondo scientifico stanno lottando per far aprire gli occhi alla popolazione su come sia grave questo aumento progressivo del morbillo, tanto che in alcune regioni d’Italia ai bambini che risultavano non vaccinati è stato vietato l’accesso negli asili. Il dato preoccupante pubblicato nel bollettino dell’ISS è che in Italia dall’inizio dell’anno vi sono stati oltre 1010 casi e nella settimana del 20-26 marzo ci sono stati 23 casi. Inoltre nei dati pubblicati si evidenzia come dei soggetti malati circa il 90% non fosse vaccinato. Lo studio accurato da parte dell’ISS in collaborazione con Sorveglianza Integrata Morbillo e Rosolia ha riscontrato che l’incidenza della malattia ha colpito soprattutto le fasce d’età tra i 0 e i 4 anni e quelle tra i 15 e 39 anni e circa il 41% è stato ricoverato di cui un altro 13,2% è stato ricoverato in pronto soccorso; a tutto ciò si aggiunge un 32% di pazienti che hanno avuto delle complicanze. Le regioni più colpite sono state il Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana e Abruzzo. In Italia il morbillo è ancora epidemico e lo riscontriamo anche attraverso i dati dei casi in aumento, al contrario altri paesi come gli USA sono riusciti ad eradicarlo grazie ad una massiva prevenzione e conoscenza.

Cerchiamo di mettere chiarezza su questa malattia. Perché bisogna vaccinarsi per il morbillo? Ma soprattutto perché è così pericoloso?

Il morbillo è causato da un virus che fa parte della famiglia dei Paramyxoviridae di genere Morbivillivirus. Questo virus ha un genoma a RNA monoelica a polarità negativa che codifica per almeno sei proteine strutturali. Senza addentrarci nel dettaglio queste proteine che risiedono in determinati punti del virus permettono la sopravvivenza di quest’ultimo nella cellula ospite. Il suo ingresso nel nostro organismo avviene nel tratto respiratorio superiore (tratto che inizia dal naso fino alla laringe) dove ha la sua replicazione  nell’epitelio respiratorio. Il morbillo porta a un danneggiamento delle cellule infettate a causa della replicazione virale comportando ad una disseminazione linfatica viremica nei vari distretti dal tessuto linfoide, midollo osseo, organi addominali e la cute. Nella fase viremica (che ha un periodo stimato di 17/18 giorni) il virus infetta i linfociti T e B, i monociti circolanti e leucociti polimorfo-nucleati senza indurre citolisi (distruzione della cellula). Con la fase acuta si manifesta febbre, esantema diffuso e immunodepressione transitoria. La manifestazione clinica più evidente è data da macchie che sulla mucosa presentano un colore grigiastro che vengono chiamate macchie di Koplik; subito dopo si manifesta la tipica eruzione cutanea che parte da dietro le orecchie per poi evolversi sulla maggior parte del corpo. Le complicanze di questa malattia possono essere molto gravi: da un’otite media, a una polmonite, a sepsi fino a casi di encefalite. Tra tutte queste varie complicanze la più pericolosa è la PESS (pan encefalite subacuta sclerosante) che si manifesta tardivamente, parliamo di 2-10 anni dopo l’esposizione al morbillo. Si tratta di una malattia molto subdola che inizia con cambiamenti di personalità, perdita della memoria, insonnia, allucinazioni per poi passare ad una disfunzione motoria e in taluni casi alla cecità. Tutto ciò è dovuto ad una mutazione del virus che colpisce con un’infezione cronica il tessuto cerebrale. Per questa malattia non esistono delle vere e proprie cure, tuttavia nei casi in cui la malattia venga identificata si somministrano immunoregolatori di interferone e alcuni farmaci antivirali per prevenire ulteriori complicanze.

Per il morbillo esiste un vaccino vivo attenuato che solitamente viene somministrato in associazione ad altri vaccini (per parotite, rosolia e varicella). La somministrazione del vaccino deve essere fatta tra i 12/15 mesi con un richiamo durante i 4/6 anni o 10/12 anni.

La prevenzione è l’unica arma che abbiamo per questo tipo di virus. Le conseguenze del virus che causa il morbillo possono rappresentare un grave rischio per la salute perciò la vaccinazione è l’unica strada percorribile.  Gli studi condotti nel 1954 hanno permesso al Dott. Maurice Hilleman di creare il primo vaccino, dopo di lui altri lo hanno perfezionato. Grazie a questi uomini e donne sono stati salvate dalla morte più di un milione di persone all’anno.

 

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Ecco le nostre Fonti per questo articolo:

Sherris Microbiologia medica, Favalli Landolfo Oliva (…), ed. italiana, EMSI, 2013

http://www.epicentro.iss.it

http://www.epicentro.iss.it

http://www.epicentro.iss.it

https://www.iss.it

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