Se cerchiamo un sinonimo del verbo proteggere il dizionario suggerisce, dopo scudo, rifugio e metter al sicuro, un’opzione finale: vaccinare.

“Il corpo ci fornisce materia per le nostre metafore” scrive James Geary nel suo studio “I is an other”. “E le nostre metafore ci predispongono a un certo modo di pensare e di agire”. Se la nostra visione del mondo origina dal corpo, è inevitabile che anche le vaccinazioni assumano un valore simbolico: l’immagine di un ago che fora la pelle iniettando una sostanza estranea direttamente nella carne è talmente forte da provocare, in alcune persone, lo svenimento. In un simile gesto leggiamo metafore spaventose, addirittura sconvolgenti, che quasi sempre richiamano un’idea di violazione, corruzione, contaminazione.

Gli inglesi definiscono la vaccinazione “Jab”, “stoccata”, mentre gli americani, che preferiscono le armi da fuoco, la definiscono “shot”, “sparo”. In entrambi i casi, la vaccinazione è una forma di violenza, che sfocia quasi nello stupro quando il vaccino serve a prevenire una malattia sessualmente trasmettibile.

Nel diciannovesimo secolo, avvenivano con un’incisione che lasciava una cicatrice. “L’impronta della bestia” paventavano alcuni. Se ormai la vaccinazione nella maggior parte dei casi non lascia più segni, il timore di restarne per sempre segnati sussiste. Abbiamo paura che possa favorire l’insorgenza dell’autismo o di una qualsiasi altra delle malattie provocate da disfunzioni del sistema immunitario che attualmente affliggono i paesi industrializzati, come il diabete, l’asma e le allergie. Temiamo che il vaccino contro l’epatite B causi la sclerosi multipla, o quello contro difterite-tetano-pertosse la morte improvvisa del bambino. Ci spaventa l’idea che una combinazione di vaccini somministrati nello stesso momento metta a dura prova il sistema immunitario, e che l’insieme dei vaccini possa distruggerlo. Temiamo che la formaldeide contenuta in alcuni causi il cancro, oppure che l’alluminio presenti in altri intossichi il nostro cervello.

Nel diciannovesimo secolo tra le cose che ci si immaginava di poter trovare nei vaccini c’erano “il veleno di vipera, il sangue, le viscere e le escrezioni di ratti, pipistrelli, rospi e cuccioli appena nati”. Era questo il tipo di materia organica, la “sozzura”, che all’epoca si riteneva responsabile della maggior parte delle malattie. E che costituiva una ricetta plausibile per una pozione da streghe. La vaccinazione era piuttosto pericolosa allora. Non perché avrebbe potuto far crescere corna di mucca in un bambino, come temevano alcuni, bensì perché, fatta da braccio a braccio, poteva trasmettere malattie come la sifilide. Questo tipo di somministrazione utilizzava il pus contenuto nella vescica che si formava sul braccio di una persona vaccinata di recente. Anche se, in seguito, la vaccinazione non avrebbe comportato più uno scambio di fluidi corporei, l’infezione batterica ha continuato ad essere un problema.

Adesso i nostri vaccini, in teoria, sono sterili, e alcuni contengono conservanti per prevenire la crescita batterica. Perciò oggi, per dirlo con le parole dell’attivista Jenny McCarthy, sono “il dannato mercurio, l’etere, l’alluminio, l’antigelo” ciò di cui abbiamo paura. La pozione magica è insomma chimica. Sebbene i vaccini, in realtà, non contengano né etere né antigelo, sono sostanze che ci dicono qualcosa delle ansie che il mondo industrializzato risveglia in noi. Evocano i prodotti chimici a cui ora diamo la colpa dei nostri problemi di salute e le sostanze inquinanti che oggi minacciano l’ambiente. La vera domanda da porsi sulle vaccinazioni è “crediamo davvero che la vaccinazione sia più mostruosa della malattia?”.

Se consideriamo un vaccino per come agisce sul corpo collettivo di una comunità, anziché considerare soltanto come influisce su un singolo corpo, la vaccinazione ci apparirà come una sorta di deposito bancario di immunità. I contributi versati a questo tipo di banca rappresentano elargizioni a favore di coloro che non possono o non vogliono affidarsi in prima persona alla protezione immunitaria. Questo è il principio dell’immunità di branco, grazie alla quale la vaccinazione di massa si rivela molto più efficace di quella individuale.

Non tutti i vaccini riescono a immunizzare un individuo, e alcuni, come quello anti-influenzale, sono meno efficaci di altri. Ma quando si vaccina un numero sufficiente di persone, anche con un vaccino relativamente inefficace, i virus hanno difficoltà a passare da un portatore all’altro e cessano così di diffondersi, risparmiando sia i non vaccinati, sia coloro che non stati immunizzati tramite la vaccinazione.

Questo è il motivo per cui una persona vaccinata che vive in una comunità in gran parte non vaccinata ha maggiori possibilità di contrarre il morbillo rispetto ad una persona non vaccinata che vive in una comunità per lo più vaccinata.

La persona non vaccinata viene protetta dai corpi che le stanno attorno, quelli in cui la malattia non circola. Al contrario, una persona vaccinata circondata da corpi portatori della malattia resta esposta al rischio di insuccesso del vaccino o al venir meno dell’immunità. A proteggere non è tanto la nostra pelle, quanto quello che sta al di là di essa. È qui che i confini tra i nostri corpi cominciano a dissolversi. Le donazioni di sangue e di organi, uscendo da un corpo ed entrando in un altro, sono forme di passaggio tra le persone, e lo stesso avviene con l’immunità, che è sia un fondo di investimento comune sia un conto privato. Quelli di noi che attingono all’immunità collettiva sono debitori della propria salute nei confronti di coloro che li circondano.

Fin dal 1840, un medico aveva osservato che vaccinando anche solo una parte della popolazione contro il vaiolo si poteva bloccare l’epidemia. Una simile protezione indiretta della malattia, se non altro per un determinato tempo, era possibile anche nel caso in cui un gran numero di persone avesse acquisito nel corso di un’epidemia l’immunità naturale all’infezione. Nell’era che ha preceduto la vaccinazione contro le malattie esantematiche come il morbillo, la epidemie arrivano a ondate, ed erano seguite da periodi di quiete, durante i quali il numero dei bambini che non erano stati resi immuni al contagio cresceva fino a raggiungere una percentuale critica, ma sconosciuta, della popolazione. L’immunità di branco, che è un fenomeno osservabile, può sembrare oggi inverosimile solo qualora pensiamo ai nostri corpi come separati dai corpi altrui. Cosa che, ovviamente, facciamo.

L’espressione immunità di branco lascia intendere che siamo simili a bestiame, in attesa, per esempio, di venire mandato al macello. Evoca poi un’infelice associazione con la definizione di mentalità di branco, quasi fosse una sorta di rincorsa alla stupidità. Supponiamo che il branco sia sciocco e che quelli fra noi che rifuggano la mentalità gregaria tendano a preferire una frontiera, sulla base della quale immaginiamo i nostri corpi come proprietà isolate di cui ci possiamo prendere cura bene oppure male. Questo modo di pensare suggerisce che lo stato di salute della proprietà accanto alla nostra non ci deve preoccupare fintando che la nostra è ben tenuta.

L’idea che le misure di salute pubblica non siano destinate a gente “come noi” è largamente condivisa. Diamo per scontato che la sanità pubblica sia rivolta a chi ha meno: istruzione più bassa, meno abitudini salutari, minore possibilità di accesso ad un sistema sanitario di qualità, meno tempo e meno soldi. Capita spesso di sentire alcune mamme dire per esempio che il piano pubblico di vaccinazioni per l’infanzia raggruppa più somministrazioni alla volta perché le madri povere non andrebbero dal medico abbastanza frequentemente per fare separatamente le ventisei somministrazioni raccomandate.

In un articolo pubblicato dalla rivista Mothering, la giornalista Jennifer Margulis, esprime sdegno per il fatto che i neonati vengano regolarmente vaccinati contro l’epatite B, e si domanda come ma l’hanno incoraggiata a vaccinare sua figlia “contro una malattia sessualmente trasmissibile che lei non aveva ancora la possibilità di contrarre”. L’epatite B non viene però trasmessa solo tramite rapporti sessuali, ma anche attraverso i liquidi corporei, e dunque il modo più comune per i bambini di contrarre la malattia è il contatto con la madre. I bambini nati da mamme affette da epatite B, che possono essere portatrici del virus senza saperlo, quasi certamente contraggano il virus se non vengono vaccinati entro dodici ore dalla nascita. Il virus può anche venire trasmesso attraverso lo stretto contatto tra bambini, e persone di tutte le età possono essere portatrici sane asintomatiche. Come nel caso del Papilloma virus e di n certo numero di altri virus, quello dell’epatite B è un agente cancerogeno e può sviluppare tumori nelle persone che lo contraggono da giovani.

I dibattiti sui vaccini, in passato come oggi, vengono presentati come discorsi sull’etica della scienza, ma potrebbero essere concepiti in termini di discussioni sul potere. Gli esponenti della classe lavoratrice che nel 1853 in Gran Bretagna si opposero alla vaccinazione gratuita obbligatoria erano preoccupati anche della propria libertà. Dovendo affrontare multe, incarcerazione, e sequestro della proprietà se non facevano vaccinare i loro bambini, paragonavano la propria difficile condizione alla schiavitù.

La vaccinazione, come la schiavitù, solleva alcune domande incalzanti riguardo ai diritti sul proprio corpo. Ma, come ha sottolineato la storica Nadja Durbach, i movimenti antivaccinali spesso sono più interessati all’abolizione in quanto metafora della libertà individuale, piuttosto che come obiettivo condiviso. Nella sua storia del movimento antivaccinale, Durbach ritorna spesso sull’idea che quanti si opponevano al vaccino vedevano i propri corpi “non come potenzialmente contagiosi e quindi pericolosi per il corpo sociale, bensì come vulnerabili alla contaminazione e alla violazione”.

Secondo un’analisi dei dati dei Centri di prevenzione e il controllo delle malattie statunitensi del 2004, è più facile che i bambini non vaccinati siano bianchi, che abbiamo una madre non giovanissima, sposata e con un istruzione di livello superiore e che vivano in un nucleo familiare con un reddito di 75.000 $ (circa 65.000 €) o superiore.

La vaccinazione funziona reclutando una maggioranza a protezione di una minoranza. La minoranza è quella popolazione che risulta particolarmente vulnerabile a una specifica malattia. Per esempio gli anziani, nel caso dell’influenza; i neonati, quando si tratta di pertosse; le donne incinte, per la rosolia.

Oggi viviamo in società, in cui siamo mutuamente interconnessi. “Ciascuno di noi rappresenta l’ambiente del suo prossimo. E l’imminutà è uno spazio condiviso: un giardino di cui ci prendiamo cura insieme”.

 

The Scientist’s Diary è da sempre a favore della cultura medica-scientifica.

Ecco le nostre Fonti per questo articolo:

http://www.nature.com/pr/journal/v55/n2/full/pr200452a.html

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3096324/

http://www.nature.com/ni/journal/v5/n5/full/ni0504-460.html

http://www.nature.com/nri/focus/vaccines/index.html

 

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