Uno studio pubblicato su JAMA (The Journal of the American Medical Association) il 23 Agosto 2016 ha rivelato e testato una nuova modalità di diagnosi delle infezioni batteriche nei neonati potenzialmente più veloce e accurata.

Lo studio condotto dai dottori Prashant Mahajan del Children’s Hospital di Michigan, Nathan Kuppermann dell’University of California Davis Medical Center e Octavio Ramilo del Nationwide Children’s Hospital in Columbus, Ohio, aveva lo scopo di determinare la possibilità di diagnosticare infezioni batteriche nei neonati attraverso l’analisi delle “biosignatures” di RNA, ossia analizzando accuratamente i patterns di espressione dell’RNA da un piccolo prelievo sanguigno.  Durante un’infezione batterica, infatti, la reazione del sistema immunitario porta alla trascrizione di determinati geni, determinando una caratteristica “biosignature”, per così dire “firma biologica”. Tuttavia, se per gli adulti e per i bambini più grandi è possibile distinguere un’infezione batterica da una virale attraverso l’analisi della risposta del sistema immunitario, non era ancora chiaro se questo potesse essere valido anche per i neonati il cui sistema immunitario immaturo avrebbe potuto dare risposte non sempre misurabili.

La ricerca è stata in parte finanziata dal NIH’s Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health e dallo Human Development (NICHD).

L’importanza di questa nuova modalità di diagnosi non è  trascurabile. Infatti  la diagnosi di febbre dovuta a infezioni batteriche neonatali come batteriemie (infezioni sanguigne), infezioni del tratto urinario e meningiti batteriche è spesso lenta e talvolta invasiva. Questa generalmente prevede l’ottenimento di campioni di sangue, di campioni di urina o di fluido cerebrospinale attraverso puntura lombare (rachicentesi), procedura quest’ultima altamente fastidiosa e invasiva. Il passo successivo è poi la coltura dei campioni ottenuti per determinare e identificare la specie batterica.

L’analisi più veloce e accurata di infezioni batteriche tramite Biosignatures di RNA non solo ridurrebbe i fastidiosi tempi di attesa, ma soprattutto impedirebbe l’uso di antibiotici non necessari evitando un lungo periodo di ospedalizzazione per il neonato e l’emergere di nuovi ceppi resistenti.

Lo studio ha coinvolto l’osservazione di  più di 1800 neonati (di 60 giorni o meno) con febbre (con temperatura maggiore di 38°) da 22 dipartimenti di emergenza parte del Pediatric Emergency Care Applied Research Network (PECARN) nel periodo tra Dicembre 2008 e Dicembre 2010.

Di questi è stato selezionato casualmente un gruppo di bambini, di cui 89 affetti e 190 non affetti da infezioni batteriche, da sottoporre all’analisi di “biosignature” di RNA di prelievi sanguigni. Sono poi stati scelti 19 neonati senza febbre come gruppo di controllo. L’analisi ha portato all’identificazione di 66 geni che permettavano di distinguere i bambini affetti da infezioni batteriche da quelli non affetti. Anche l’esame dei campioni sanguigni del gruppo di controllo ha confermato l’accuratezza di questo risultato (sensibilità dell’87%). Inoltre sono così stati identificati ulteriori 10 geni che potevano essere distintivi dei neonati con batteriemia rispetto a coloro non affetti da infezioni batteriche.

Le infezioni batteriche stabilite tramite biosignatures RNA sono state confermate dalle colture batteriche.

I risultati di questo studio confermerebbero quindi la possibilità di utilizzo dell’analisi biosignatures di RNA per stabilire una causa batterica o meno in neonati al di sotto dei due mesi affetti da febbre.

Nonostante ciò sono necessarie ulteriori ricerche a conferma di questi risultati, possibilmente condotte su un campione di popolazione più ampio, per stabilire l’accuratezza e l’utilità clinica di questa analisi nella vita di tutti i giorni.

In ogni caso come ben sottolinea la Dr. Valerie Maholmes del NICHD (Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human):

“Lo sviluppo di un mezzo diagnostico più veloce e non invasivo risulta promettente per esiti migliori e costi di trattamento inferiori per i neonati più piccoli affetti da febbre di causa ignota”.

 

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Ecco le nostre Fonti per questo articolo:

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